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Sinergie virtuose

LA RICERCA

Sinergie virtuose

Una proficua collaborazione tra il mondo della medicina territoriale e della ricerca e la farmacia può rappresentare una svolta per il potenziamento della sanità. L’indagine avviata dalla Rete italiana delle neurocardiologie, l’università La Sapienza di Roma e Mondo Farmacia

17 settembre 2020

di Carlo Buonamico

Il principio è semplice: l’unione fa la forza. Ma non sempre si riesce a mettere in pratica. Almeno nel campo della salute, dove gli interessi di ciascuna categoria sembrano essere predominanti rispetto al raggiungimento di un bene comune così importante come la Salute, con la “S” maiuscola, della collettività.

A lamentare questa discrasia tra camici bianchi, è Antonino Annetta, farmacista romano dell’associazione Mondo Farmacia che porta alla nostra attenzione un esempio di come invece si potrebbe concretizzare una proficua collaborazione tra due mondi, quello della farmacia e della medicina, che troppo spesso dialogano poco.

Il palcoscenico è quello della salute cardiovascolare. Gli attori sono la Rete italiana delle neurocardiologie, il dipartimento di Scienze cliniche internistiche, anestesiologiche e cardiovascolari dell’università La Sapienza di Roma e l’associazione cooperativa romana “Mondo Farmacia” che riunisce quasi novanta farmacie ubicate per la maggior parte nel Lazio ma anche in Puglia, in Toscana, in Abruzzo e in Umbria. Insieme hanno realizzato un’indagine, a cui hanno partecipato 107 farmacie e 54 farmacisti, con l’obiettivo di analizzare il comportamento dei pazienti con patologie cardiovascolari durante la fase di lockdown. Tra le principali evidenze emerse dai dati raccolti, il fatto che 20 farmacisti hanno ricevuto clienti che lamentavano sintomi di allarme per infarto o ictus e che non si sono rivolti alla rete ospedaliera per paura di essere contagiati. Inoltre, il 42 per cento dei farmacisti ha registrato un calo di oltre 30 per cento della dispensazione dei farmaci per il trattamento dell’ipertensione.

Che significato e che valenza possono avere questi dati per la medicina? «Probabilmente le persone con patologie croniche metaboliche e vascolari, spinte dalla paura, hanno omesso comportamenti appropriati, vanificando 20 anni di campagne d’informazione e prevenzione sul riconoscimento dei sintomi di allarme dell’ictus e dell’infarto miocardico e sul controllo dei fattori di rischio cardiovascolare», commenta Annetta. Non sarà un caso quindi che, secondo i dati Istat, da febbraio i Pronto Soccorso italiani hanno registrato un calo fino al 40 per cento dei casi di ictus cerebrale e infarto miocardico, a fronte delle 638 persone che ogni giorno in Italia muoiono per malattie che colpiscono il sistema cardiovascolare.

«Al di là dei singoli dati, la ricerca nata dalla collaborazione tra la farmacia e la medicina restituisce un’informazione importante per chi si occupa di programmazione e gestione sanitaria», indica Annetta, «gli ospedali dovranno far fronte a un prevedibile aumento di eventi cardio e cerebrovascolari e di scompenso cardiaco e a un notevole allungamento delle liste d’attesa per prestazioni specialistiche ambulatoriali».

Un esempio, questo, di come la farmacia può fornire alla medicina dati provenienti dalla real life che sono molto importanti per la gestione della sanità del territorio. «La collaborazione tra il mondo medico-scientifico e la farmacia oggi è davvero poco rappresentato. Questa semplice ricerca dimostra come sarebbe importante favorirlo e incrementarlo. Se ci fosse un vero sodalizio e un supporto reciproco tra medicina e farmacia, la prima beneficerebbe di informazioni utili al miglioramento dell’offerta delle prestazioni sanitarie e la seconda potrebbe contare su un importante supporto laddove ci si debba sedere ai tavoli istituzionali per discutere del futuro della salute territoriale», chiosa Annetta.

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